sistemi di accumulo

di: Isabella Durante 25 Giugno 2026 12:18

Fotovoltaico industriale e innovazione nello storage… batterie LFP o semi-solide?

Parliamo di batterie in ambito fotovoltaico industriale, la domanda del titolo è gettonatissima ultimamente. È importante comprendere in che direzione sta andando la ricerca e sviluppo in ambito storage, facciamo un confronto tra le tipologie in questa news.

impianto fotovoltaico

La tecnologia che oggi domina il mercato è la batteria LFP (litio-ferro-fosfato) con costi dell’ordine di circa 117 $/kWh a livello di sistema (questo secondo le stime di BloombergNEF e a seconda del perimetro considerato). Con una vita utile tra i 6.000 e i 10.000 cicli e un track record operativo consolidato. Ma il settore dello storage evolve rapidamente, e una tecnologia sta emergendo come la prossima generazione di accumulo per impianti fotovoltaici industriali: le batterie allo stato semi-solido. Cosa sono? Come funzionano? Sono disponibili per un’impresa italiana?

Il punto della situazione sui sistemi di accumulo per il fotovoltaico industriale 

L’Italia ha superato i 18,8 GWh di capacità di accumulo cumulata al 31 marzo 2026, per 7,73 GW di potenza e circa 919.000 sistemi connessi, secondo i dati Italia Solare sulla base dei dati  del sistema Gaudì di Terna. Nel solo primo trimestre 2026 si sono aggiunti 802 MWh di nuova capacità, di cui 454 MWh abbinati a impianti fotovoltaici.

Il mercato BESS (Battery Energy Storage System) per applicazioni commerciali e industriali è atteso in crescita del 33% nel 2026 rispetto all’anno precedente. Se ne deduce che le imprese energivore stanno integrando nei propri impianti questa tecnologia con notevoli ritorni sull’investimento.

Lo standard attuale è la chimica LFP in architettura container-based modulare scalabile in parallelo. 

Perché si parla di nuove tecnologie

Le batterie LFP sono eccellenti, ma hanno alcuni limiti che diventano rilevanti via via che le applicazioni industriali aumentano la loro complessità. Difatti, la densità energetica è limitata, e per immagazzinare grandi quantità di energia servono volumi e pesi significativi. L’elettrolita liquido richiede sistemi di gestione termica complessi per evitare surriscaldamenti. E la durata, per quanto elevata, ha un tetto legato alla chimica delle celle.

Le batterie allo stato semi-solido e allo stato solido nascono per superare questi limiti. Entrambe intervengono sull’elettrolita, il componente che permette il movimento degli ioni tra anodo e catodo durante la carica e la scarica, sostituendo il liquido tradizionale con materiali alternativi. Sostanzialmente questa sostituzione cambia le prestazioni del sistema.

impianto fotovoltaico

Le batterie allo stato semi-solido

Le batterie semi-solide utilizzano un elettrolita in forma di gel o pasta densa, a metà strada tra il liquido delle LFP tradizionali e il solido delle batterie di prossima generazione. In Cina, dove lo sviluppo è più avanzato, questa tecnologia è stata recentemente rinominata “solide-liquide” nelle normative tecniche, così da evidenziare la loro natura ibrida.

La struttura interna rimane simile a quella di una batteria agli ioni di litio convenzionale (anodo, catodo, separatore, elettrolita) ma l’elettrolita semi-solido riduce la quantità di liquido infiammabile presente nella cella, migliorando il profilo di sicurezza termica rispetto alle LFP tradizionali.

Sul fronte della densità energetica siamo all’incirca sui 270 Wh/kg per le prime generazioni in produzione. La seconda generazione con densità di 400 Wh/kg è attesa entro il 2028. Entrambi i valori sono effettivamente superiori ai 150-200 Wh/kg delle LFP attuali.

Che vantaggi ci sarebbero per un sistema di accumulo integrato a un impianto fotovoltaico industriale? Certamente una riduzione dell’ingombro. A parità di capacità energetica, un sistema semi-solido occupa meno spazio e pesa meno. E poi una maggiore densità energetica per modulo, che permette la progettazione di configurazioni più compatte.

Il costo della tecnologia semi-solida per applicazioni stazionarie industriali è attualmente  superiore rispetto alle LFP, ma il differenziale si sta riducendo con l’aumento della produzione di scala.

Le batterie allo stato solido

Le batterie allo stato solido sostituiscono completamente l’elettrolita liquido con un materiale solido ceramico, polimerico o vetroso. È una modifica che ha conseguenze tecniche notevoli.

L’assenza di elettrolita liquido riduce di molto la probabilità e la propagazione del thermal runaway, grazie all’assenza di elettroliti liquidi infiammabili. 

La densità energetica potenziale è superiore alle LFP. La durata potenziale è maggiore, poiché l’elettrolita solido può ridurre alcuni meccanismi di degrado tipici delle batterie con elettrolita liquido.

Ne parliamo per completezza in quanto sono, per esempio, adatte ai veicoli elettrici ma non agli attuali sistemi di accumulo. Inoltre c’è poca disponibilità commerciale. 

sistemi di accumulo

Tecnologia Chimica ed Elettrolita Densità Energetica Sicurezza Termica Ingombro Disponibilità Commerciale Costo Attuale Cicli Garantiti Adatta a Impianti FV Industriali
Batterie LFP Elettrolita liquido, chimica litio-ferro-fosfato 150-200 Wh/kg Buona, stabile oltre i 60°C Standard Disponibile, mercato maturo Circa 117 $/kWh (sistema completo) 6.000-10.000 cicli Sì, standard di mercato
Batterie semi-solide Elettrolita in gel o pasta densa, natura ibrida 270 Wh/kg (I gen.) – 400 Wh/kg (II gen. attesa 2028) Migliore delle LFP, rischio ridotto Ridotto a parità di capacità Prima commercializzazione in corso (2025-2026) Superiore alle LFP, in riduzione Superiore alle LFP In fase pilota, non ancora diffusa

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