
di: Isabella Durante 27 Maggio 2026 10:13
5 cose da sapere sulla climatizzazione industriale
La climatizzazione industriale gestisce il riscaldamento, il raffrescamento e il ricambio dell’aria in ambienti di grandi dimensioni come capannoni, magazzini e reparti produttivi. Gli impianti di climatizzazione regolano inoltre parametri come l’umidità interna e la pressione dei locali, variabili che nei contesti produttivi incidono direttamente sulla qualità dei cicli di lavorazione e sulla protezione dei macchinari.
Di seguito 5 cose da sapere sulla climatizzazione industriale!

capannone industriale
I macro-sistemi utilizzati nel settore industriale si dividono in tre categorie principali:
- gli impianti a sola aria;
- gli impianti idronici;
- gli impianti misti che combinano i vantaggi di entrambe le soluzioni.
Le tecnologie
Tra le tecnologie più diffuse, le pompe di calore industriali, collegate all’impianto elettrico, sono la scelta di riferimento per chi vuole eliminare il gas metano dall’impianto termico. Riscaldano e raffrescano, e se l’energia elettrica proviene da un impianto fotovoltaico industriale, la sostenibilità cresce.
Il raffrescamento evaporativo adiabatico sfrutta invece l’evaporazione dell’acqua per abbassare la temperatura con costi di installazione e gestione contenuti. Ma lo fa introducendo umidità negli ambienti, cosa che non va sempre bene. Per esempio questa tecnologia non è utilizzabile nei reparti dove è presente elettronica di precisione.
Il free cooling si basa invece sull’utilizzo dell’aria fredda esterna, principalmente nelle ore notturne, per raffrescare con consumi molto ridotti soprattutto nei periodi in cui le condizioni esterne lo permettono.
Ma cosa è fondamentale sapere in merito alla climatizzazione industriale?
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L’involucro deve essere efficientato
Prendiamo come esempio un capannone con copertura non coibentata. Sappiamo che può raggiungere temperature interne elevate in estate, rispetto a un edificio correttamente isolato. In tal caso, qualsiasi tipologia di impianto di raffrescamento lavorerebbe anche per compensare le dispersioni dell’involucro, non unicamente per climatizzare lo spazio produttivo. Il risultato è un consumo energetico elevato a fronte di un comfort inadeguato.
Dunque, prima si interviene sull’involucro, poi si progetta l’impianto di climatizzazione.

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I refrigeranti stanno cambiando
Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore il Regolamento UE 2024/573 sui gas fluorurati a effetto serra, il cosiddetto nuovo F-Gas. La norma introduce un divieto che riguarda direttamente gli impianti di climatizzazione industriale. La manutenzione di pompe di calore e condizionatori non può più avvenire con refrigeranti ad alto GWP, pari o superiore a 2.500. Per i gas vergini, il divieto è immediato. Per i gas rigenerati o riciclati, è prevista una deroga fino al 2032, ma la disponibilità sul mercato si sta già riducendo e i prezzi di ricarica sono in crescita.
Le aziende che dispongono di impianti datati devono valutare con attenzione la situazione. Continuare a utilizzare gas rigenerato finché disponibile è una soluzione precaria, rispetto a effettuare la sostituzione con un sistema a refrigeranti a basso GWP, come l’R32, il propano R290 o i nuovi HFO. Anche perché un impianto che richiede l’utilizzo di refrigeranti scarsamente disponibili e costosi ha costi operativi che aumentano nel tempo.
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Le pompe di calore, soluzione di riferimento per l’industria
Nell’edilizia industriale per anni si è continuato a utilizzare caldaie a gas per il riscaldamento e sistemi di raffrescamento. Gli impianti così separati sono un approccio superato, sia dal punto di vista tecnico che economico-finanziario.
Le pompe di calore industriali di ultima generazione lavorano in modo efficiente anche con temperature esterne rigide. Quando l’impianto è abbinato a un impianto fotovoltaico industriale, i benefici diventano ancora più rilevanti: diminuzione dei consumi energetici, riduzione dei costi operativi, minore dipendenza dal gas e abbattimento delle emissioni.
Anche il quadro normativo sta favorendo questa transizione. Il Conto Termico 3.0, entrato in vigore nel 2025, ha rafforzato gli incentivi per la sostituzione di impianti termici tradizionali con pompe di calore ad alta efficienza negli edifici non residenziali. Per le imprese, uno degli strumenti incentivanti più diretti e interessanti per interventi di efficientamento energetico nell’edilizia industriale.

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Novità dal 3 giugno 2026
Il 3 giugno 2026 entrerà ufficialmente in vigore il Nuovo Decreto Requisiti Minimi (D.M. 28 ottobre 2025), che va a sostituire la vecchia normativa del 2015. Da giugno l’approccio alla gestione dell’energia diventa più rigido e preventivo. La novità principale è relativa a immobili con impianti termici di potenza pari o superiore a 100 kW. Non sarà più possibile installare un nuovo sistema o sostituire quello vecchio senza effettuare una diagnosi energetica preliminare dell’edificio, al fine di giustificare la scelta progettuale e poter accedere agli incentivi. Le aziende energivore dovranno presentare un piano d’azione, basato sulla diagnosi energetica, per contenere i consumi. In tal senso, la diagnosi energetica diventa anche un vincolo iniziale imprescindibile per la progettazione e la ristrutturazione impiantistica.
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L’integrazione con il fotovoltaico industriale
Un impianto di climatizzazione industriale integrato con un impianto fotovoltaico è più sostenibile sia dal punto di vista ambientale che economico, rispetto allo stesso impianto collegato unicamente alla rete. Se poi si integra anche un sistema di accumulo, questa dinamica si amplifica. Il risultato è un sistema integrato che massimizza l’autoconsumo e riduce la dipendenza dalla rete.
Ma… l’integrazione necessita di una progettazione coordinata tra impianto fotovoltaico, sistema di accumulo e impianto di climatizzazione. Serve un partner di fiducia che segua il progetto con competenza e professionalità.

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