fotovoltaico su copertura

di: Isabella Durante 25 Giugno 2026 10:56

Strutture per moduli fotovoltaici: guida per impianti su copertura e a terra

Quali sono le strutture di supporto per gli impianti fotovoltaici industriali? Sono differenti se l’impianto è su copertura oppure a terra? Sei nel posto giusto se vuoi saperne di più!

fotovoltaico a terra

La struttura di supporto di un impianto fotovoltaico è il componente che determina la stabilità dell’impianto per i prossimi 25-30 anni. Garantisce l’integrità della copertura o del terreno sottostante, definisce l’inclinazione e l’orientamento dei moduli, e pertanto incide sulla produzione di energia dell’impianto. È un manufatto che deve rispettare norme tecniche, regolamento antincendio, vincoli strutturali dell’edificio, ecc..

Inserire in un progetto strutture non idonee è un problema tecnico che può, per esempio, portare a:

  • danni e infiltrazioni nella copertura;
  • danni alla guaina impermeabilizzante;
  • far risultare l’impianto non conforme alle nuove linee guida VVF del settembre 2025;
  • una inclinazione non ottimale dei moduli che così producono meno del previsto per tutta la vita utile dell’impianto.

Analizziamo insieme le tipologie di strutture disponibili, i materiali, i criteri di scelta e le verifiche necessarie.

Strutture per impianti fotovoltaici su copertura industriale

Esistono differenti tipologie di copertura e dunque le strutture fra cui optare sono molteplici:

Copertura piana con guaina e le zavorre

È la configurazione più diffusa, copertura piana con manto impermeabilizzante in PVC, TPO o bitume su cui posizionare i moduli. E la regola fondamentale è: cercare di non forare mai la guaina.

Le zavorre per fotovoltaico sono sistemi di supporto a gravità progettati per ancorare saldamente i pannelli solari senza la necessità di praticare fori. Questa soluzione tecnica si rivela indispensabile sulle coperture piane degli edifici industriali. Nel caso in cui i tetti siano rivestiti con guaine o materiali isolanti delicati, le tradizionali strutture in alluminio tassellate rischierebbero di causare infiltrazioni, mentre le zavorre assicurano la stabilità dell’impianto sfruttando unicamente il proprio peso.

Qualsiasi perforazione del manto impermeabilizzante, anche se protetta da collari e sigillanti, nel tempo diventa un punto dove aumenta il rischio di infiltrazioni. D’altronde si sa che l’acqua trova sempre la via più semplice dove scorrere. 

Il sistema più utilizzato per le coperture piane è composto da zavorre, ossia strutture di supporto che mantengono i moduli in posizione grazie al proprio peso, senza alcun ancoraggio meccanico alla copertura.

Le zavorre sono elementi prefabbricati, normalmente in calcestruzzo, che svolgono due funzioni contemporaneamente: 

  • supportano la struttura che regge il modulo fotovoltaico
  • contrastano l’azione del vento, che su una superficie inclinata genera sia una componente di pressione orizzontale sia una componente verticale di sollevamento (effetto vela).

Tra la base delle zavorre e la guaina viene interposto uno strato di materiale protettivo (per esempio gomma EPDM, neoprene o materiale sintetico) che distribuisce il carico e protegge la membrana impermeabilizzante dalle abrasioni meccaniche causate dalle micro-vibrazioni.

Le zavorre sono progettate con forme aerodinamiche che riducono la resistenza al vento. Così si raggiunge la stabilità necessaria con un peso complessivo più contenuto. Questo è rilevante perché il peso totale dell’impianto composto principalmente da moduli e zavorre, si traduce in un carico distribuito sulla copertura che deve essere compatibile con la portata residua del solaio.

Prima di qualsiasi installazione su copertura piana è necessaria una relazione strutturale firmata da un tecnico abilitato che verifichi principalmente due aspetti:

  • la capacità portante della soletta esistente che deve reggere il peso dell’impianto nelle condizioni di carico più sfavorevoli, che secondo le NTC 2018 (Norme tecniche per le costruzioni 2018) includono la combinazione del peso proprio con il sovraccarico neve e l’azione del vento. Il carico medio di un impianto zavorrato si attesta tra 15 e 25 kg/m², ma può variare in funzione dell’inclinazione dei moduli e della taglia delle zavorre;
  • il secondo aspetto è la verifica al ribaltamento e al sollevamento. I pannelli inclinati si comportano come superfici aerodinamiche, e il vento che soffia sopra di essi genera forze di sollevamento che devono essere contrastate dal peso delle zavorre secondo la verifica allo stato limite di equilibrio prevista dalle NTC 2018. Questa verifica dipende dalla zona di vento del sito, dall’altezza della copertura e dall’inclinazione dei moduli.

Copertura con lamiera grecata e aggraffata e strutture a fissaggio meccanico

I capannoni industriali con copertura in lamiera grecata, ossia le onde trapezoidali in acciaio zincato o acciaio con rivestimento organico, richiedono un approccio diverso dalla copertura piana. In questo caso non si usano zavorre ma sistemi di fissaggio meccanico che si agganciano alle nervature della lamiera. Come morsetti specifici per la geometria della lamiera, diversi per lamiera grecata, lamiera aggraffata e lamiera a copertura standing seam, che si stringono sulla nervatura senza forare il materiale. Su questi morsetti si montano i profili longitudinali in alluminio anodizzato, e su di essi i morsetti di fine e di campo che trattengono i moduli.

Il vantaggio di questo sistema è la semplicità e la velocità di installazione che non richiede forature, non richiede zavorre, e si adatta alla geometria esistente della copertura. Il limite è la verifica approfondita delle condizioni della lamiera (per esempio corrosione, deformazioni, giunti), che deve essere in ottime condizioni per essere affidabile.

Per le coperture in lamiera aggraffata, con giunzioni a doppia aggraffatura, sono presenti sul mercato dei morsetti dedicati che si incastrano nel profilo del giunto senza alcuna modifica alla copertura. Questa soluzione è molto apprezzata perché mantiene integra la garanzia dell’impermeabilizzazione.

Coperture in pannelli sandwich coibentati

Per questo tipo di copertura, il fissaggio richiede viti di ancoraggio che devono penetrare fino alla struttura portante sottostante (putrelle, capriate, travi), e dunque non è sufficiente fermarsi nell’anima isolante del pannello, poiché non offre una sufficiente resistenza meccanica. La progettazione del sistema di fissaggio deve quindi tenere conto dell’interasse delle strutture portanti e garantire che ogni punto di ancoraggio corrisponda a un elemento strutturale portante.

Coperture a shed e cupolini? Servono soluzioni su misura!

I capannoni con copertura a shed e quelli con cupolini necessitano di strutture progettate su misura in funzione della morfologia specifica della copertura. Infatti non esistono sistemi standard applicabili direttamente. Queste coperture offrono spesso la possibilità di integrazione di moduli BIPV (Building Integrated Photovoltaics) nelle superfici vetrate degli shed o dei cupolini, trasformando elementi passivi in componenti di produzione energetica.

Normativa antincendio aggiornata: DCPREV 14030, le nuove Linee Guida antincendio per impianti fotovoltaici emanate dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco il 1° settembre 2025.

fotovoltaico su copertura

Strutture per impianti fotovoltaici a terra

Strutture fisse su palo infisso

La soluzione più diffusa per gli impianti a terra è la struttura fissa su pali infissi direttamente nel terreno tramite battitura o vibroinfissione. È un sistema rapido, economico e adatto alla maggior parte dei terreni con caratteristiche geotecniche ordinarie.

I pali sono di norma sono in acciaio zincato a caldo, con sezioni a C o a omega che offrono il miglior rapporto tra resistenza meccanica e peso. La profondità di infissione dipende dalla resistenza del terreno, determinata da prove geotecniche preliminari e dalle azioni del vento calcolate secondo le norme tecniche per la zona di installazione.

Sui suddetti pali si montano i profili trasversali che reggono i moduli, inclinati tra 10° e 35° circa, a seconda della latitudine. 

Prima dell’installazione sono necessarie delle indagini geotecniche che determinino la resistenza del terreno all’estrazione del palo (resistenza a sfilamento) nelle condizioni di carico previste. Questa verifica è richiesta sia dai progettisti strutturisti sia, in caso di impianti su aree soggette ad autorizzazione unica o procedura abilitativa semplificata, dalle Autorità competenti.

Strutture su fondazione in calcestruzzo armato

Quando le caratteristiche del terreno non consentono l’infissione diretta (per esempio terreni rocciosi, sabbiosi con bassa capacità portante, terreni con falda alta o con vincoli idrogeologici), si opta a fondazioni in calcestruzzo armato. Il plinto di fondazione viene dimensionato dal progettista strutturista in funzione delle azioni trasmesse dalla struttura di supporto e della portanza del terreno.

In taluni casi si utilizzano micropali o pali trivellati di piccolo diametro come alternativa ai plinti superficiali, soprattutto in presenza di terreni con strati superficiali scadenti e substrato roccioso a profondità ridotta.

Strutture con zavorre a terra

Quando si vuole installare un impianto fotovoltaico industriale a terra in luoghi difficili da raggiungere con attrezzature pesanti (per esempio cave, aree dismesse, terreni con substrato roccioso) sono disponibili dei sistemi con gabbie metalliche modulari riempite di materiale inerte reperibile in loco. 

È una soluzione particolare ma utilissima in contesti dove le soluzioni standard non sono applicabili.

I materiali delle strutture per gli impianti fotovoltaici industriali

I materiali utilizzati devono garantire principalmente resistenza meccanica e protezione dalla corrosione per tutta la vita dell’impianto, possibilmente con una minima manutenzione.

Alluminio anodizzato

Il materiale più utilizzato per i sistemi di fissaggio su copertura. È leggero, resistente alla corrosione in atmosfera urbana e industriale, facile da lavorare e assemblare in cantiere. Il processo di anodizzazione crea uno strato di ossido di alluminio sulla superficie che protegge il metallo sottostante senza necessità di verniciature o trattamenti aggiuntivi. Sostanzialmente, i profili, le guide, i morsetti e i pressori delle strutture su copertura sono quasi sempre in alluminio anodizzato.

Acciaio zincato a caldo 

La zincatura a caldo garantisce protezione dalla corrosione. L’acciaio zincato a caldo è il più utilizzato per le strutture negli impianti fotovoltaici a terra (per esempio pali, traversi, fondazioni metalliche).

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