
di: Leonardo Corbucci 23 Dicembre 2025 10:02
EPBD IV e imprese: cosa cambia dal 2026
Con la nuova Direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici – EPBD IV (Direttiva UE 2024/1275) – il fotovoltaico diventa parte integrante negli immobili non residenziali di proprietà.

Il tema viene spesso semplificato con la frase “dal 2027 il fotovoltaico è obbligatorio”, ma la questione è più articolata, e nello specifico:
- dal 31 dicembre 2026 per i nuovi edifici non residenziali > 250 m²;
- dal 31 dicembre 2027 per gli edifici esistenti > 500 m² se sottoposti a ristrutturazioni rilevanti.
Dunque, non tutti gli edifici esistenti sono obbligati automaticamente. Ma risulta evidente come il fotovoltaico industriale da scelta opzionale per l’ottimizzazione della strategia energetica aziendale diventi un requisito progettuale sempre più necessario.
Comprendere bene cosa prevede la nuova EPBD è fondamentale per evitare scelte che potrebbero rivelarsi sbagliate in relazione alle necessità future, e pianificare investimenti coerenti con il quadro normativo, economico e industriale che si sta delineando in Italia e in Ue.
EPBD come un cambio di paradigma per le imprese
La Direttiva EPBD IV pubblicata l’8 maggio 2024 ed entrata in vigore il 28 maggio 2024. Dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 29 maggio 2026.
Il punto centrale della direttiva è ridurre drasticamente le emissioni legate agli edifici, produttori di una quota significativa dei consumi energetici complessivi. Per il settore industriale questo si traduce nella necessità di edifici più efficienti e una maggiore produzione di energia da fotovoltaico che, in questo contesto, diventa una componente strutturale obbligatoria della prestazione energetica dell’edificio.

La direttiva distingue in modo preciso tra nuovi edifici ed edifici esistenti, introducendo scadenze progressive in relazione all’obbligo di integrazione del fotovoltaico.
Per le imprese, le principali tappe sono:
- entro il 31 dicembre 2026 obbligo di integrazione del solare per tutti i nuovi edifici non residenziali con superficie utile superiore a 250 m²;
- entro il 31 dicembre 2027 obbligo per gli edifici non residenziali esistenti con superficie superiore a 500 m², solo nel caso in cui siano oggetto di ristrutturazioni rilevanti, come interventi sulle coperture o sui sistemi tecnici che richiedano autorizzazioni amministrative.
Pertanto, molteplici aziende non saranno obbligate a installare immediatamente un impianto fotovoltaico, ma non potranno più ignorare questa necessità normativa nel momento in cui pianificano costruzioni, ampliamenti o ristrutturazioni.
Uno degli effetti più rilevanti della EPBD IV è il cambio di ruolo del fotovoltaico industriale. Finora l’installazione di un impianto era guidata prevalentemente da valutazioni ambientali ed economiche: risparmio energetico, sostenibilità, risparmio sul costo dell’energia, autonomia energetica e autoproduzione, incentivi, ESG.
Dal 2026 in poi, si passa al piano della conformità normativa dell’edificio.
Il fotovoltaico diviene:
- necessità per gli edifici non residenziali
- elemento abilitante nelle ristrutturazioni
- componente fondamentale per raggiungere gli standard energetici minimi richiesti
Questo cambia radicalmente il modo in cui le imprese devono pianificare gli investimenti. Strategie integrate tra edilizia industriale e fotovoltaico industriale.
2027–2030, il fotovoltaico diventa standard edilizio
Dal 2027, negli edifici industriali di nuova costruzione il fotovoltaico diventa standard; e così negli edifici già esistenti, con ristrutturazioni rilevanti che coinvolgono coperture o sistemi tecnici. Questo cambia il modo di operare, rifare una copertura senza considerare la predisposizione al fotovoltaico diventa una scelta che non guarda al lungo termine. E così intervenire sugli impianti senza considerare l’autoconsumo, e progettare “al minimo” rischia di costruire edifici già obsoleti alla consegna.
Guardare al 2027 come a una data lontana è un errore. Le imprese che oggi progettano un nuovo edificio o pianificano una ristrutturazione devono già tenere conto delle regole che entreranno in vigore nei prossimi anni. Una ristrutturazione edilizia senza una strategia energetica integrata rischia di diventare un’occasione mancata oltre a potenzialmente generare una perdita economica.

La Direttiva richiede che i nuovi edifici siano progettati solar-ready (predisposti al solare). Questo significa:
- strutture calcolate per i carichi aggiuntivi dei moduli fotovoltaici (15-25 kg/m²);
- cablaggio elettrico predisposto dalla copertura al locale tecnico;
- spazi dedicati per inverter e quadri elettrici;
- orientamento e inclinazione coperture ottimizzati per irraggiamento solare.
Dal 2030, tutti i nuovi edifici non residenziali devono essere Zero-Emission Buildings (Art. 11): prestazione energetica molto elevata, emissioni operative di CO₂ pari a zero, energia da fonti rinnovabili in sito o nelle vicinanze (incluse CER), divieto assoluto di combustibili fossili in loco. Sostanzialmente, senza una quota significativa di produzione di energia rinnovabile, prevalentemente fotovoltaica, l’edificio non è conforme. L’energia di rete diventa un complementare al sistema di generazione locale di energia prodotta da fotovoltaico, dove l’autoproduzione è una priorità.
Per le aziende comporta sempre di più la necessità di fabbisogni energetici ridotti grazie all’efficienza energetica dell’edificio, produzione di energia da fotovoltaico in sito (per esempio sulla copertura), nelle vicinanze a distanza o tramite partecipazione a Comunità Energetiche Rinnovabili. Pertanto, risulta evidente come un edificio industriale non potrà più essere progettato senza considerare il fotovoltaico fin dalle prime fasi.
La direttiva EPBD IV impone agli Stati membri di intervenire sugli edifici non residenziali con le prestazioni peggiori. L’obbligo colpisce prioritariamente i capannoni più “energivori” e meno efficienti (quelli nelle classi energetiche più basse).
Gli obiettivi principali sono il miglioramento delle prestazioni energetiche del 16% degli edifici entro il 2030, e l’aumento al 26% entro il 2033.
Per più imprese questo si traduce nel non poter più rimandare gli interventi di efficientamento. Coperture obsolete, dispersioni termiche e impianti datati non saranno compatibili con i nuovi standard. E dunque, il fotovoltaico industriale diventa il naturale completamento di un percorso di riqualificazione edilizia sostenibile.

Checklist per aziende e imprenditori
La direttiva prevede che l’obbligo si applichi laddove l’installazione sia “appropriata”. Un invito a eseguire diagnosi energetiche e studi di fattibilità.
Di seguito, i principali punti da valutare oggi per prepararsi in modo strutturato agli step richiesti dalla nuova Direttiva EPBD:
Valutare lo stato dell’edificio industriale – Il primo passo riguarda la valutazione dell’edificio. Coperture datate, isolamento insufficiente e strutture non predisposte al carico del fotovoltaico riducono l’efficacia di qualsiasi intervento energetico. Una verifica tecnica permette di capire se il tetto è idoneo all’installazione di un impianto fotovoltaico industriale o se richiede una riqualificazione preliminare.
Analizzare i consumi – Ogni azienda energivora ha un profilo energetico specifico. Comprendere quando e come viene consumata l’energia permette di dimensionare correttamente l’impianto fotovoltaico e di valutare, per esempio, l’integrazione di sistemi di accumulo. Questo passaggio diventa ancora più rilevante in vista degli obblighi progressivi introdotti dalla EPBD.
Integrare edilizia industriale e produzione di energia in un’unica strategia – Interventi separati e non coordinati aumentano i costi e riducono l’efficacia. La riqualificazione edilizia, l’aggiornamento degli impianti tecnologici e l’installazione del fotovoltaico industriale devono rientrare in una progettazione unica, pensata per rispettare i requisiti futuri e massimizzare l’autoconsumo.
Verificare la conformità normativa e le tempistiche – Capire se l’edificio rientra nelle casistiche di obbligo previste dalla direttiva è fondamentale. Superficie, tipologia di immobile, presenza di ristrutturazioni rilevanti (spesso un intervento che coinvolge oltre il 25% della superficie della superficie dell’involucro edilizio), e tempi di realizzazione influenzano direttamente le scadenze. Pianificare con anticipo evita interventi urgenti e non ottimizzati.
Valutare il ruolo dei sistemi di accumulo – Con l’aumento dell’autoproduzione da fotovoltaico, lo storage assume un ruolo centrale. I sistemi di accumulo migliorano la flessibilità operativa, riducono il prelievo dalla rete nelle ore di picco e aumentano la resilienza energetica, soprattutto per le aziende con processi continui o turnazioni estese.
Pianificare l’accesso a incentivi e agevolazioni – Programmare gli interventi consente di sfruttare possibilità come Iper e Superammortamento, rispettando le condizionalità ambientali richieste alle aziende nell’ambito degli edifici non residenziali.
Affidarsi a un partner con competenze integrate – La complessità normativa e tecnica richiede un approccio strutturato. Un unico interlocutore in grado di gestire edilizia industriale, efficientamento degli impianti e fotovoltaico industriale riduce i rischi progettuali e accelera i tempi di realizzazione.

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